Una definizione di Stato liberale proposta da Norberto Bobbio PDF Stampa E-mail
Scritto da Sciotto   
Venerdì 21 Agosto 2009 09:02

Il filosofo Norberto Bobbio, nel brano qui riprodotto, evidenzia come il liberalismo sia un movimento di idee che accomuna diversi autori, i quali, dal punto di vista economico, sono fautori dell’economia di mercato e, dal punto di vista politico, di «uno Stato che governi il meno possibile». Lo Stato liberale si presenta come laico e non interventista in campo economico; esso ha permesso l’attuazione dei diritti civili, contro il monopolio ideologico, e la libera circolazione dei beni, contro il monopolio economico. In pratica lo Stato è «ridotto a puro strumento di realizzazione dei fini individuali», poiché è nel "non Stato" che l’individuo perfeziona la sua personalità. Da ultimo Bobbio. si sofferma sul liberalismo etico, inteso come esaltazione delle libertà individuali capaci, però, di coesistere, mediante regole pratiche di condotta, tra loro.


"Ma per quanto numerosi possano essere gli aspetti sotto cui si presenta la dottrina liberale passando da autore a autore, poiché è buona regola non moltiplicare gli enti, ritengo che, anche ai fini del discorso che sto facendo, gli aspetti fondamentali, e meritevoli di essere sempre presenti, siano quello economico e quello politico. Il liberalismo è, come teoria economica, fautore dell’economia di mercato; come teoria politica, è fautore dello stato che governi il meno possibile o, come si dice oggi, dello stato minimo (cioè ridotto al minimo necessario).

I rapporti fra le due teorie sono evidenti. Certamente uno dei modi di ridurre lo stato ai minimi termini è quello di sottrargli il dominio della sfera in cui si svolgono i rapporti economici, il che vuol dire fare dell’intervento del potere politico negli affari economici non la regola ma l’eccezione. Però le due teorie sono indipendenti l’una dall’altra, ed è bene considerarle separatamente. Sono indipendenti perché la teoria dei limiti del potere dello stato non si riferisce soltanto all’intervento nella sfera economica, ma si estende alla sfera spirituale o etico-religiosa. Da questo punto di vista lo stato liberale è anche uno stato laico, cioè uno stato che non s’identifica con una determinata confessione religiosa (né con una determinata concezione filosofico-politica, come, ad esempio, il marxismo-leninismo), anche se uno stato può essere laico, cioè agnostico in materia religiosa e filosofica, pur essendo interventista in materia economica. Mentre è difficile immaginare uno stato liberale che non sia anche fautore della libera iniziativa

economica, ed è inconcepibile uno stato che sia liberale senza essere laico, è perfettamente concepibile uno stato laico non liberale e non liberalista, com’è certamente uno stato a governo socialdemocratico.

Attraverso la concezione liberale dello stato vengono finalmente rese consapevoli e costituzionalizzate, cioè fissate in regole fondamentali, la contrapposizione e la linea di demarcazione fra lo stato e il non-stato, e per non-stato intendo la società religiosa e in genere la vita intellettuale e morale degli individui e dei gruppi, e la società civile (o dei rapporti economici nel senso marxiano della parola). Il duplice processo di formazione dello stato liberale può essere descritto, da un lato, come emancipazione del potere politico dal potere religioso (stato laico) e dall’altro come emancipazione del potere economico dal potere politico (stato del libero mercato). Attraverso il primo processo di emancipazione lo stato cessa di essere il braccio secolare della chiesa, attraverso il secondo diventa il braccio secolare della borghesia mercantile e imprenditoriale. Lo stato liberale è lo stato che ha consentito alla perdita del monopolio del potere ideologico, attraverso la concessione dei diritti civili, fra i primi del diritto alla libertà religiosa e di opinione politica, e alla perdita del monopolio del potere economico, attraverso la concessione della libertà economica, e ha finito per conservare unicamente il monopolio della forza legittima, il cui esercizio peraltro è limitato dal riconoscimento dei diritti dell’uomo, e dai vari vincoli giuridici che danno origine alla figura storica dello stato di diritto. Attraverso il monopolio della forza legittima, e legittima perché regolata dalle leggi (si tratta dello stato razionale-legale descritto da Max Weber), lo stato deve assicurare la libera circolazione delle idee, e quindi la fine dello stato confessionale, e di ogni forma di ortodossia, e la libera circolazione dei beni, e quindi la fine dell’ingerenza dello stato nell’economia. Caratteristica della dottrina liberale economico-politica è una concezione negativa dello stato, ridotto a puro strumento di realizzazione dei fini individuali, e per contrasto una concezione positiva del non-stato, inteso come la sfera dei rapporti in cui l’individuo in rapporto con gli altri individui forma, esplica. perfeziona la propria personalità. Non ignoro che accanto al liberalismo economico e a quello politico si suole parlare di un liberalismo etico, ma questo è soltanto una condizione degli altri due che può benissimo darsi come presupposto in questo contesto. Per liberalismo etico s’intende la dottrina che mette al primo posto nella scala dei valori l’individuo, e conseguentemente la libertà individuale, nel duplice senso di libertà negativa e libertà positiva. Tanto la richiesta di libertà economica quanto la richiesta di libertà politica sono conseguenze pratiche, traducibili in regole ed istituzioni, del primato assiologico dell’individuo. Quando si discorre di liberalismo, come del resto anche di socialismo ci si riferisce a un complesso di idee che hanno riguardo alla conduzione e alla regolamentazione vita pratica, in particolare della vita associata. Siccome l’affermazione della libertà di uno si risolve sempre nella limitazione della libertà dell’altro, in un universo di beni consumabili e di risorse limitate come quello in cui sono destinati a vivere gli uomini, il postulato etico della libertà individuale vale come principio ispiratore ma deve essere applicato ai casi concreti, onde il problema che la dottrina liberale e chiamata a risolvere, in quanto dottrina economica e politica, è quello dl rendere possibile la coesistenza delle libertà, il che si traduce nella formulazione e applicazione di regole pratiche di condotta, in definitiva nella proposta di un certo sistema economico e di un certo sistema politico".

[N. Bobbio, Liberalismo vecchio e nuovo, in Mondoperaio, 1981, N. 11]