Salario, Profitto, rendita PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Lunedì 01 Febbraio 2010 12:19

In termini economici generali, si chiama “reddito” il complesso delle entrate (e dei benefici che ne derivano)di cui dispongono gli individui e le famiglie in uno specifico arco di tempo. I redditi poi si diversificano fra loro –assumendo denominazioni diverse- in rapporto al fattore produttivo che li determina: si chiama salario, il reddito da lavoro; profitto, il reddito da capitale; rendita, il reddito che deriva dal possesso di beni naturali come la terra.
Agli inizi della Rivoluzione industriale i salari degli operai erano bassi, al limite della sopravvivenza. Se Ricardo, riprendendo le teorie di Malthus, trovava la spiegazione del fenomeno nello sviluppo demografico, nello squilibrio che questo provoca tra offerta e domanda di lavoro, Marx lo riconduceva alla capacità del capitalismo di creare un “ esercito industriale di riserva”, cioè una massa di disoccupati disponibili ad accettare una qualsiasi retribuzione. L’economia classica inoltre considerava il profitto come ciò che, tolto il minimo vitale per assicurare l’esistenza dei proletari, veniva prodotto in più e restava ai capitalisti. Su queste basi Marx elaborò la sua teoria dello sfruttamento, che ridotta all’essenziale non è altro che la constatazione che il lavoratore viene retribuito meno di quanto gli sarebbe dovuto: il suo salario infatti corrisponde ad un valore che è inferiore al valore complessivo delle merci da lui prodotte con la sua attività. La differenza, che il pensatore tedesco non a caso chiama plusvalore, prodotto da un plus-lavoro, costituisce il profitto del capitalista ed è reddito sottratto ai lavoratori. C’è da dire che non tutti gli economisti hanno accettato la teoria marxiana e hanno messo in risalto il ruolo di altri fattori produttivi nella determinazione del profitto capitalistico. Più in generale è da notare che l’uso di termini come salario e profitto- meno quello di rendita- nella scienza economica ha prodotto una varietà di interpretazioni non esenti spesso da equivoci e fraintendimenti.