Trasformismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Lunedì 01 Febbraio 2010 12:24

Il termine trasformismo ha avuto nella storia d’Italia (e continua ad avere anche nel linguaggio politico d’oggi) un significato negativo: connota infatti spregiativamente i comportamenti di singoli deputati o di forze politiche che, per interessi poco leciti, praticano l’arte del compromesso con partiti o con governi cui dovrebbero invece contrapporsi, in nome dei valori e delle idealità di cui si dichiarano portatori .
Nelle intenzioni di Agostino Depretis, esponente della Sinistra, che lo introdusse nell’autunno del 1882, per giustificare l’accordo elettorale con la Destra storica di Marco Minghetti, l’obiettivo del trasformismo era quello di creare una solida maggioranza costituzionale (oggi diremmo “centrista” ), un blocco delle forze liberal-borghesi , contro l’estrema sinistra da un lato e le forze clericali, dopo la riforma elettorale attuata in quell’anno. Un obiettivo politico dunque nel quale non vedeva nulla di male: "Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se qualcheduno vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?". Il trasformismo determinò in realtà la fine dei “partiti” tradizionali (che non erano ancora i partiti di massa come li conosciamo oggi), che si scomposero in piccole consorterie sottomesse ad un leader. Da quel momento la sorte dei governi cominciò a dipendere da una rete di accordi sottobanco tra esecutivo e singoli deputati (molti parlamentari di Destra effettivamente passarono in quegli anni nella maggioranza di sinistra), portatori di interessi localistici e non di rado personali, accordi che spesso degenerarono in fenomeni di corruzione. Questi aspetti degenerativi del sistema politico italiano furono subito denunciati non solo da esponenti dell’estrema sinistra ma anche da non pochi conservatori e da intellettuali democratici. Il termine già allora aveva perso quei connotati positivi che aveva voluto attribuirgli Depretis e aveva assunto quella valenza negativa che conserva ancora oggi.